I Fondi strutturali e d’investimento europei (c.d. Fondi SIE)

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La politica di coesione economica, sociale e territoriale dell’UE, detta anche politica regionale dell’UE, mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo socioeconomico delle varie regioni europee per promuovere la crescita armoniosa dell’intera Unione (art. 174 TFUE).

La realizzazione di tale obiettivo è perseguita anche attraverso l’impiego di fondi a finalità strutturale.

Essi sono i principali strumenti finanziari volti a contribuire allo sviluppo e all’adeguamento strutturale delle regioni che presentano ritardi nello sviluppo, alla riconversione delle regioni industriali in declino, alla lotta contro la disoc­cupazione strutturale, a facilitare l’inserimento professionale dei giovani e ad accelerare la riforma del sistema agrario.

Sulla base del quadro finanziario attuale, i fondi strutturali operanti in ambito UE per il rafforzamento della coesione economica sono il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo (FSE), cui può peraltro essere affiancato il Fondo di coesione. 

In base al Regolamento (UE) n. 1303/2013 del 17 dicembre 2013, recante le disposizioni comuni applicabili ai fondi, il sostegno dei fondi SIE da parte della Commissione e degli Stati membri deve essere coerente con i seguenti principi generali orizzontali:

  • partenariato e governance a più livelli. Ogni Stato membro organizza un partenariato con le competenti autorità regionali e locali, le autorità cittadine e le altre autorità pubbliche, competenti, le parti economiche e sociali e i pertinenti organismi che rappresentano la società civile, compre­si i partner ambientali, le organizzazioni non governative e gli organismi di promozione dell’inclusione sociale, della parità di genere e della non discriminazione (art. 5);
  • promozione della parità fra uomini e donne e non discriminazione. Gli Stati membri e la Commissione provvedono affinché la parità tra uomini e donne e l’integrazione della prospettiva di genere siano tenute in considerazione e promosse in tutte le fasi della preparazione e dell’esecuzione dei programmi ed adottano le misure necessarie per prevenire qualsiasi discriminazione fondata su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale durante la preparazione e l’esecuzione dei programmi (art. 7);
  • lo sviluppo sostenibile. Gli obiettivi dei fondi SIE sono perseguiti in linea con il principio dello sviluppo sostenibile e della promozione, da parte dell’Unione, dell’obiettivo di preservare, tutelare e migliorare la qualità dell’ambiente, conformemente all’articolo 11 e all’articolo 191, paragrafo 1, TFUE, tenendo conto del principio “chi inquina paga” (art. 8).

  I principi guida strategici per facilitare il processo di programmazione a livello di Stati membri e di regioni sono:

  • la concentrazione tematicaConformemente alle norme specifiche di ciascun fondo, gli Stati membri concentrano il sostegno sugli interventi che apportano il maggiore valore aggiunto in relazione alla strategia dell’Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva;
  • la condizionalità ex ante. Gli Stati membri accertano, conformemente ai rispettivi quadri istituzionali e giuridici e nell’elaborare i programmi e, se del caso, nell’accordo di partenariato, che le condizionalità ex ante previste nelle rispettive norme specifiche di ciascun fondo e le condizionalità ex-ante generali siano applicabili agli obiettivi specifici perseguiti nell’ambito delle priorità dei rispettivi programmi e che le condizionalità ex ante applicabili siano soddisfatte;
  • la verifica di efficacia dell’attuazione. La Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, effettua una verifica dell’efficacia dell’attuazione dei programmi in ciascuno Stato membro nel 2019, esaminando il conseguimento dei target intermedi dei programmi a livello delle priorità, sulla base delle informazioni e delle valutazioni fornite nella relazione annuale sullo stato di attuazione presentata dagli Stati membri nel 2019.

Ciò premesso, occorre passare in rassegna i singoli strumenti finanziari menzionati.

Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR)

Il FESR è il principale strumento di attuazione della politica regionale dell’Unione.

Istituito con reg. (CEE) n. 724/75 del Consiglio del 18 marzo 1975, il fondo si propone di sostenere lo sviluppo armonioso e la coesione economica delle diverse regioni dell’Unione europea, attraverso la correzione dei maggiori squilibri e l’adeguamento strutturale delle regioni in ritardo.

Esso è disciplinato, oltre che dall’art. 176 TFUE, anche dal regolamento generale (UE) n. 1303/2013 del 17 dicembre 2013 e provvede al finanziamento di:

  • investimenti produttivi che permettono di creare o salvaguardare posti di lavoro durevo­li, in primo luogo attraverso aiuti diretti agli investimenti, principalmente nelle piccole e medie imprese;
  • investimenti nel settore delle infrastrutture;
  • iniziative locali e, in particolar modo, delle attività delle piccole e medie imprese;
  • investimenti nel campo della ricerca e dello sviluppo tecnologico.

La sua disciplina è contenuta, altresì, nel regolamento (UE) n. 1301/2013 che, in particolare, sottolinea il sostegno del FESR al turismo sostenibile e al patrimonio culturale e natura­le, quest’ultimo da inquadrarsi nell’ambito di una strategia territoriale per aree specifiche, compresa la riconversione delle regioni industriali in declino.

Nel quadro dello sviluppo urbano sostenibile, si considera necessario sostenere con il FESR azioni integrate, per affrontare le sfide economiche, ambientali, climatiche, demografiche e sociali delle aree urbane, comprese le aree urbane funzionali, tenendo in considerazione la necessità di promuovere i collegamenti tra aree urbane e rurali.

Per far fronte all’impatto della crisi sanitaria pubblica, come già abbiamo visto per il regolamento (UE) n. 1303/2013, anche il regolamento (UE) n. 1301/2013 è stato modificato con lo scopo di puntare su una maggiore flessibilità ammessa nell’attuazione dei program­mi sostenuti dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR).

Lambito ammesso al sostegno del FESR è stato ampliato considerevolmente ed è stata aumentata la possibilità di mobilitare tutto il sostegno inutilizzato dei fondi.

E stato, infatti, consentito in via eccezionale agli Stati membri di chiedere che, nel periodo contabile 2020-2021, ai programmi della politica di coesione sia applicato un tasso di cofinanziamento del 100 %, conformemente agli stanziamenti di bilancio e subordinatamente ai fondi disponibili, così come è stata introdotta la possibilità di operare i trasferimenti finanziari tra FESR, FSE e Fondo di coesione nell’ambito dell’obiettivo Investimenti in favore della crescita e dell’occupazione, al fine di fornire agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva nella rias­segnazione delle risorse, per consentire loro di rispondere in modo mirato alla crisi sani­taria pubblica.

Inoltre, sono stati semplificati alcuni requisiti procedurali collegati all’attuazione dei programmi e agli audit, per consentire agli Stati dell’UE di concentrarsi sulla necessaria risposta all’epidemia di COVID-19 e per ridurre gli oneri amministrativi (regolamento UE 2020/558).

  Il Fondo sociale europeo (FSE) è stato creato con il Trattato di Roma per risolvere i problemi di occupazione suscitati dalla stessa integrazione europea e partecipa al finanziamento delle azioni in favore della formazione professionale e dell’occupazione.

Per la sua disciplina si deve avere riguardo, oltre che agli artt. 162-164 TFUE e al re­golamento generale (UE) n. 1303/2013, al reg. (UE) n. 1304/2013.

In particolare con il regolamento (UE) n. 1304/2013 che ha sostituito il precedente il reg. (CE) 1081/2006, il FSE deve migliorare le possibilità di occupazione, rafforzare l’inclusio­ne sociale, lottare contro la povertà, promuovere l’istruzione, le competenze e la formazio­ne permanente ed elaborare politiche di inclusione attiva globali e sostenibili, conforme­mente ai compiti affidati dall’articolo 162 del Trattato sul funzionamento dell’Unione eu­ropea (TFUE). Secondo quanto stabilito all’articolo 9 TFUE, il FSE deve tener conto delle esigenze connesse con la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un’adeguata protezione sociale, la lotta contro l’esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana.

 Il Fondo di coesione rientra tra gli strumenti finanziari di cui si avvale l’Unione per il per­seguimento degli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale.

Previsto dall’art. 177 TFUE e istituito con il Reg. (CE) n. 1164/94, tale fondo riporta la sua attuale disciplina nel reg. (CE) n. 1300/2013 del 17 dicembre 2013. I suoi finanziamenti sono principalmente volti al sostegno di progetti nei settori dell’ambiente e dei trasporti e soprattutto nel settore dell’infrastruttura dei trasporti. In particolare l’Unione deve essere in grado di contribuire, attraverso il Fondo di coesione, ad azioni volte a realizzare l’effi­cienza energetica e le energie rinnovabili e, nel settore dei trasporti al di fuori delle reti transeuropee, il trasporto ferroviario, fluviale e marittimo, i sistemi di trasporto intermoda­le e la loro interoperabilità, la gestione del traffico stradale, marittimo e aereo, il trasporto urbano pulito e il trasporto pubblico.

Il FEASR e il FEAMP

Appartengono, inoltre, ai Fondi SIE il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).

Il primo è lo strumento finanziario che si pone l’obiettivo di risolvere le varie problematiche che devono fronteggiare le zone rurali dell’UE.

Il secondo, invece, sostiene i pescatori nell’utilizzo di metodi di pesca sostenibili e le comunità costiere a diversificare le loro economie, migliorando la qualità della vita nelle regioni costiere europee.

Avv. Silvio Battista

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